UNA BATTAGLIA… COME MAMMA E COME INSEGNANTE

Condividete questo post scritto da Claudia Burzio, che da molti anni si batte su due fronti, come mamma e come insegnante.

La sola via di salvezza per i nostri figli è fare in modo che nella scuola ci siano degli insegnanti così.

Non ho più le forze nemmeno per arrabbiarmi.
Prima liceo, Dsa con tanto di PDP compilato con l’indicazione di dare pochi argomenti per volta e più interrogazioni . Tradotto in pratica.
Disciplina:scienze della terra
– una cinquantina di pagine su cui spaziare
– una ventina di argomenti da preparare
– una settimana di tempo per farlo
– una verifica sommativa scritta, a fine quadrimestre, con praticamente nessuna possibilità di rimediare con l’orale.
Ma cosa stiamo a dirci allora?
Indignata come mamma e come docente!
A mio figlio che sta studiando con impegno e l’aiuto di papà, ho ripetuto che organizzarsi bene è importante quanto studiare ma non riesco più a difendere l’indifendibile!
E chi mi conosce può testimoniare di non aver mai accettato gli atteggiamenti del pargolo quando cercava di scaricare su elementi esterni le cause dei suoi insuccessi scolastici, ma dovremmo porci come insegnanti la fatidica domanda: cosa vogliamo insegnare?
Abbiamo il concetto di teste vuote da riempire a costo di regalare una bella “impotenza appresa” o vogliamo iniziare a vedere i nostri alunni come esseri umani, ognuno diverso e meritevole di apprendere con amore la disciplina?.Ma come facciamo a istillare amore se continuiamo a proporla come mere informazioni da introdurre senza nessun aggancio a ciò che già i ragazzi conoscono, senza metterli in condizione di provare il brivido di uno stimolo cognitivo?
Cosa vuol dire apprendere?
Codificare, immagazzinare, recuperare?
La misura dell’ apprendimento è il tempo.
I contenuti vanno scelti in base alla loro capacità di dare risposte ad esigenze personali e al loro vissuto: quello che studio devo poter dire che mi serve e me ne devo accorgere. Deve rispondere ad una domanda di senso. Deve essere introdotto al momento giusto.
Dobbiamo imparare dalle discipline scientifiche che sono le sole che per metodo appreso, per forma mentis, propongono un avvicinamento progressivo alla conoscenza mettendo i ragazzi in condizione di andare a caccia di ipotesi.
Bisogna privilegiare gli stimoli.
Personalmente sono una insegnante di lettere ma quando affronto un argomento nuovo ad es. la rivoluzione francese, parto con una verifica diagnostica.
Cosa significa? Chiedo ai ragazzi di rispondere, sulla base di quello che sanno senza aver ancora studiato, a poche domande nelle quali concentro gli obiettivi minimi che mi prefiggo, ad esempio quali sono
le cause che secondo loro l’hanno scatenata o perché è finito così male il re che pure aveva proposto di far pagare le tasse ai ricchi e così via.
Segue spiegazione e verifica strutturata. Quindi confronto tra credenze e ipotesi e realtà storica.
Intanto si crea curiosità e molti si informano e leggono tant’è che quando spiego fanno domande mirate e intelligenti . Poi imparano a tarare i loro sforzi su richieste che conoscono circa un mese prima della verifica ufficiale, quella che sancisce il mitico voto. Sanno quali sono gli obiettivi da centrare per prendere la sufficienza e che quello che c’è in più è tutto guadagnato ma a me interessa aver capito i loro schemi mentali, le loro false credenze e aver stimolato la nascita di nuovi schemi mentali entro i quali si possono sistemare le nuove informazioni.
Non è una pratica originale, è usare buon senso.
Il contenuto oltre al valore epistemologico deve avere un valore esistenziale per essere significativo!
Ma come può avere voglia di impegnarsi un ragazzo che vede frustati tutti i suoi tentativi e viene messo in condizione di percepire di non avere alcun tipo di controllo sugli eventi scolastici che lo riguardano?
Impotenza appresa vuol dire Imparare a Fallire!
È questo che vogliamo che apprendano i ragazzi solo perché noi non si riesce a gestire il loro stile cognitivo. Tutti uguali e tutti burattini?
Questo signori insegnanti, è il mondo dei cretini!
Questo è il risultato di una scuola dove si diventa insegnanti senza un esame di psicologia, ci si permette di non fare formazione e di ignorare la pedagogia e la didattica. Queste discipline restano appannaggio di chi conduce studi come Scienze dell’educazione e il vecchio ordine magistrale che davvero formano all’insegnamento.
Non per niente in Italia eccelle la scuola elementare mentre in ciclo superiore di primo e secondo grado si perdono in risultati e qualità.!!!
Sono vent’anni che battaglio come mamma e come insegnante e quando mi sento dire che le certificazioni sono un mezzuccio per fare poco, giuro che mi viene di attaccare alla giugulare, tanto la perdita sarebbe poca cosa.
Non cambierà la scuola fintanto che non capiremo che bisogna dare al cervello ciò di cui si nutre.
Attivare schemi cognitivi significa innescare curiosità. Selezionare pochi contenuti non è indice di rinuncia ma di progettazione sensata e attenta.
Se il ragazzo non attribuisce un valore a quello che fa o vive come frustrante lo studio, noi si fallisce ma a fallire è la società di domani.
P.S. A richiesta di mio figlio per un ripasso la professoressa ha accettato e ha rimandato la verifica. A volte anche i nostri figli imparano a porsi nel modo giusto e a giusta richiesta ha fatto seguito una buona”.

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