ADHD: COS’E’ E COME SI INTERVIENE?

Scritto dalla dott.ssa Sara Rizza, psicologa. 

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ADHD è l’acronimo inglese comunemente usato per definire il :

Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività“.

Il bambino può presentare

 Difficoltà a seguire le regole di comportamento

 Scarse abilità di problem-solving

 Comportamenti non diretti verso uno scopo preciso

 Iperattività motoria (allo scopo di creare situazioni nuove e stimolanti)

 Impulsività (l’incapacità ad aspettare il momento giusto per rispondere)

 Disattenzione

Secondo i criteri diagnostici del DSM V, in accordo con la precedente edizione, si distinguono tre forme cliniche di ADHD:

Inattentiva (prevalenza di disattenzione)

Iperattiva (prevalenza di iperattività/impulsività)

Combinata (disattenzione/iperattività)

Le tre forme possono essere presenti alternativamente nella stessa persona durante la sua crescita e il suo sviluppo. I sintomi persistono per almeno 6 mesi con un impatto negativo sulle attività sociali, scolastiche, occupazionali. Inoltre i sintomi sono presenti in due o più contesti di vita (casa e scuola). Quest’ultimo aspetto è fondamentale, se un bambino è iperattivo lo è in tutti i contesti, non solo a casa, o a scuola o al parco con i coetanei. I sintomi interferiscono significativamente col normale funzionamento del bambino, in ogni ambito.

Ecco perché l’approccio di intervento deve essere multimodale: sul bambino, con i genitori (parent training) e con la scuola (teacher training). Gli obiettivi di tale intervento sono finalizzati a:

Migliorare le relazioni interpersonali con genitori, fratelli, insegnanti e coetanei           Promuovere comportamenti funzionali  

Ridurre comportamenti inadeguati

Migliorare capacità di apprendimento 

Aumentare autostima e autonomia

Migliorare l’accettabilità sociale del disturbo e la qualità di vita del bambino/adolescente

Promuovere metacognizione.

«Perché sia efficace la terapia delim bambino con ADHD deve avere un orizzonte temporale ampio, sul mediolungo termine ed essere focalizzata sulle aree della quotidianità -relazione con i pari, con i genitori, scuola- per consentire uno sviluppo adeguato» (Pelham, Fabiano, 2008).

 

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Il trattamento di elezione per l’ADHD è quello cognitivo-comportamentale che include il comportamento, le emozioni e i pensieri. Ad un livello iniziale di intervento è necessario fornire un contenimento al bambino ed aiutarlo a gestire il caos che lo pervade, pertanto la terapia cognitivo-comportamentale prevede il RINFORZO, l’ESTINZIONE, la GRATIFICAZIONE e la PUNIZIONE. I comportamenti che vengono rinforzati riguardano lo svolgimento di un compito, l’esecuzione di attività assegnate, l’uso di strategie cognitive, il controllo dell’impulsività; al contrario i comportamenti che prevedono l’estinzione (perdita dei rinforzi) riguardano la manifestazione dell’oppositività, della distruttività o dell’impulsività. È possibile gratificare azioni corrette già presenti nel patrimonio comportamentale del bambino ma messe in atto poco frequentemente e utilizzare la gratificazione per insegnare comportamenti positivi nuovi, gratificando i traguardi parziali. E’ importante gratificare il bambino subito dopo aver manifestato il comportamento corretto e ogni qualvolta questo accada. Infine, la punizione può essere utilizzata come un rinforzo e applicata
esclusivamente quando ritenuta necessaria, priva di aggressività, immediata e proporzionale alla gravità dell’azione compiuta dal bambino. Una delle tecniche più utilizzate nel trattamento cognitivo comportamentale e consigliata anche ai genitori per essere adottato in casa è la tecnica del TIME OUT, basata sulla sospensione di attenzioni e gratificazioni, al fine di interrompere il comportamento disfunzionale. E’ utilizzabile a partire dai 3 anni di età fino ai 12; il messaggio è chiaro e privo di rimproveri e aggressività: «questo comportamento è inaccettabile, è necessario che tu stia per qualche minuto isolato per interrompere subito questo comportamento e perché tu possa pensarne uno diverso».

Si consiglia di scegliere un posto privo di distrazioni, che sia sempre lo stesso, posizionandovi una sedia; il bambino va condotto sul luogo del time-out immediatamente dopo il comportamento inadeguato. E’ consigliabile usare un timer cosicché il bambino possa rendersi conto dello scadere del time-out, per una durata di pochi secondi; alla fine chiedere perché era stato messo in time-out ed evitare di chiedere promesse o intimorirlo. Quanto appena descritto, come la tecnica della Token Economy e quella del Costo della Risposta, hanno indubbi effetti positivi ai fini del trattamento, ma sole non bastano: devono essere inserite in un lavoro basato sulla consapevolezza e la motivazione. In quest’ottica si colloca il trattamento METACOGNITIVO: il bambino con ADHD è generalmente impulsivo, poco strategico, disattento al processo messo in atto nello svolgimento di un’azione o di un compito e salta il processo di riflessione finale, ovvero manca di tutto ciò che è proprio della metacognizione, la capacità di riflettere sui propri pensieri. Dunque, l’intervento con il bambino deve comprendere attività che lo aiutino a riflettere sui propri processi di pensiero, incrementando la capacità di pianificare le proprie azioni, regolare i comportamenti, acquisire strategie per non reagire in modo impulsivo. Il tutto ha ripercussioni importanti anche sul controllo della rabbia e della frustrazione e sull’ampliamento delle abilità sociali e comunicative del bambino.

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