LASCIAMI GIOCARE…

Mi rattrista molto vedere sulla spiaggia, mamme con i libri dei compiti delle vacanze che cercano di strappare i loro figli dalle ultime nuotate in mare, dai giochi con gli amici, dai castelli di sabbia pur di finire quei maledetti compiti prima dell’inizio della scuola.

Io ho detto chiaramente che, per scelta, i miei figli non hanno fatto i compiti delle vacanze e non li faranno.

Queste mamme, mi guardano stupite e contrariate. Mi dicono che poi si dimenticano tutto, che devono essere responsabili, che fare i compiti è il lavoro dello studente…

Io non la penso in questo modo, i nostri ragazzi hanno il diritto di “staccare la spina”, di riposarsi, di giocare, di stare all’aria aperta e di dedicarsi ad altre attività, ai propri interessi.

Ricordiamoci che non s’impara solo stando sui libri e non si è responsabili solamente perchè si fanno i compiti.

Esistono infiniti modi d’imparare!

Advertisements

Anno o hanno ?

Ho frequentato le scuole molti anni fa ma, prima della classe 5ª elementare, sapevo quando la e era verbo o congiunzione oppure quando anno si scriveva con la lettera  h oppure no.

Quando io andavo a scuola, alle elementari, scrivevo i pensierini, i dettati, s’imparava la grammatica italiana, le quattro operazioni e si leggeva molto.

Oggi purtroppo. spesso non è più così.

Si fa tanto, di tutto, ma poi, che cosa rimane?

Si corre, non c’è tempo, bisogna fare infretta, gli insegnanti già all’inizio dell’anno scolastico, dicono che sono indietro con il programma.

Per apprendere, bisogna assimilare, metabolizzare, ma per questo occorre tempo, che oggi non c’è più.

Non importa se rimane poco o nulla di quello che viene fatto, se mancano le basi di grammatica, di matematica.

Ciò che conta è andare avanti.

Avanti dove?

 

STELLE SULLA TERRA

Una lezione come questa in classe, potrebbe sensibilizzare gli studenti che i loro compagni con disturbi dell’apprendimento non sono scemi e asini ma semplicemente apprendono in modo diverso.

19 BOCCIATI IN UN ISTITUTO

Complimenti al dirigente scolastico Aldo Duri

http://www.tecnicadellascuola.it/archivio/item/30716-19-bocciati-in-un-istituto-il-preside-si-scaglia-contro-i-docenti-nessuno-puo-rimanere-indietro.html

DISLESSIA A SCUOLA, LA LEGGE IGNORATA

“Dislessici, disgrafici, discalculici, disortografici, sono tanti nella nostra scuola. Sono quegli studenti che una volta venivano scambiati per distratti nella migliore delle ipotesi, per poco intelligenti nella peggiore. E non hanno avuto vita facile. Da qualche anno invece le loro difficoltà hanno un nome DSA (Disturbi specifici dell’apprendimento) e gli studenti con DSA sono tutelati dalla legge 170, che consente loro di avvalersi di strumenti compensativi (calcolatrici e quant’altro) e di percorsi facilitati. Tutto bene dunque a scuola? Mica tanto, dipende dalle insegnanti che si incontrano: dalla loro formazione e dalla loro sensibilità, un po’ un terno a lotto insomma. Come ci racconta Anna Paris, mamma dislessica di un ragazzo dislessico, e coautrice del libro da cui abbiamo tratto le parole di Andrea.

Sentirsi diversi di fronte ad insegnanti che non vogliono riconoscere le difficoltà dovute ai Disturbi specifici dell’apprendimento, con insegnanti che fanno davvero molti guai sulla crescita di questi bambini. Come sa bene la dottoressa Silvia Penati, che gestisce in Lombardia i CPP, centri psicopedagogici del Gruppo Bracco, l’ultimo centro nato proprio quest’anno a Lambrate. Un servizio gratuito quello offerto in queste strutture per prevenire e ridurre il disagio giovanile, bullismo compreso, e per aiutare chi ha difficoltà di apprendimento.
Insomma la legge c’è perchè i dislessici dispongano degli strumenti di cui hanno bisogno a scuola, ma qualcosa non funziona. Cosa fare? Franco Botticelli, presidente dell’AID, l’Associazione Italiana Dislessia.
Ma i ragazzi poi ad un certo punto diventano grandi. Finita fra tante difficoltà la scuola, c’è il mondo del lavoro che li aspetta, dove le difficoltà non spariscono d’incanto.

Presentata di recente una legge che consentirebbe ai dislessici di affrontare i concorsi pubblici con una prova orale anzichè scritta. Nelle imprese poi verrebbe istituita una figura di riferimento, una sorta di tutor, che individui progetti personalizzati e compiti più adatti per il lavoratore dislessico. A presentare la proposta la deputata Laura Coccia, del Pd”.

 

da Radio24, Il sole 24ore  

PROBLEMI, TELEFONATE E CORSE

Tra un mese esatto, questa sera, dobbiamo preparare gli zaini.

La scuola ricomincia, se ci penso, mi sento male.

Ritornano i problemi, le telefonate per recuperare i compiti, le corse per cercare di farli e molto altro…

Purtroppo non sarà cambiato niente.

 

MAESTRI

” Fate le riforme che vi pare, ma non ci sarà mai una buona scuola senza buoni maestri.

Riempite pure le aule di ogni diavoleria elettronica, è giusto farlo e guai se non lo facessimo.

Ma se in quell’aula entra entra un maestro spento, magari perfino erudito ma incapace di comunicare entusiasmo, curiosità e passione, non servirà a nulla.

Un buon Paese si misira facilmente, basta contare i suoi buoni maestri.

Maestri nelle scuole, ma anche nelle botteghe e nelle fabbriche, in politica e nelle piazze, nelle famiglie e nelle chiese, ovunque.

Chi vuol bene davvero alla scuola dovrebbe, dovrebbe davvero domandarsi : ci sono buoni maestri ? Maestri che insegnino a scrivere e far di conto, parlare e soprrattutto pensare ? Che si prendono a cuore i loro ragazzi ?

Ce ne sono abbastanza ?

Come fare in modo che possano essercene di più ?

Dovrebbe essere la domanda delle famiglie, dei sindacati e degli amministratori.

Perchè un giornon l’alunno di ieri si ricorderà il banco, le carte geografiche alle pareti, la lavagna, ma soprattutto il maestro.

E lo stesso farà dell’oratorio parrocchiale, dell’università e del primo posto di lavoro.

C’è stato un maestro che mi ha aiutato a crescere e a diventare migliore ?

Vale per le persone, vale per le nazioni.

Se l’Italia fatica  a crescere è perchè ha  troppo pochi buoni maestri “.

Umberto Folena da ” Avvenire ”