BASTA SCRIVERE !

Questa è una pagina  di compiti per le vacanze estive, dettati l’ultimo giorno di scuola in una seconda media.

Non si capisce niente e chissà quanto tempo ci avranno impiegato quei poveri studenti a scrivere tutto questo!

Hanno faticato tutti, figuriamoci i due studenti  con DSA (dislessici e disgrafici ) che fanno parte di questa classe.

Molto più semplice dare ai ragazzi un foglio scritto a computer, non solo per i DSA ma anche per gli altri.

Piccoli accorgimenti che possono rendere la scuola meno faticosa e anche più chiare le consegne.

Basterebbe veramente poco …

IMG_4716

 

Advertisements

BOCCIATO

Come può succedere una cosa simile ?

http://www.oggiscuola.com/web/2017/06/22/palermo-bocciato-perche-dislessico-la-denuncia-della-madre-per-gli-insegnanti-era-un-peso/

ESCLUSO

Nella pagella di Rodolfo ci sono tutti sette e otto, conquistati con molta fatica e impegno costante.

Il ragazzo ha terminato la prima media.

Il suo, è stato un anno pieno di sacrifici e rinunce che, hanno anche coinvolto pesantemente, tutta la sua famiglia.

Mai una gita la domenica, un’uscita con gli amici, sempre e solo compiti.

Nei compiti a casa è seguito da un insegnante tre pomeriggi alla settimana e dalla mamma, insegnante anche lei.

La sua pagella però è stata ” rovinata “, se così si può dire, da un sei in Educazione Fisica.

Rodolfo ha un disturbo della coordinazione motoria ( disprassia ) e ovviamente nelle attività sportive, specialmente nei giochi con la palla, incontra parecchie difficoltà.

Nelle ore di ginnastica, i suoi compagni, giocano spesso  a calcio, basket e pallavolo.

La  prof.ssa lo esclude dalle partite e, così Rodolfo, rimane seduto a guardare gli altri che giocano.

Oltre che escluso pure fregato da quel bel sei.

La gentile prof.ssa non potrebbe trovare un modo per coinvolgere anche lui ?

Non mi sembra così difficile…

MAMME ARRABBIATE

Continuano ad arrivarmi delle mail di mamme arrabbiate per i voti, secondo loro, troppo bassi, sulle pagelle dei loro figli.

Avevo già affrontato l’argomento  ” voti ” negli articoli DEPRESSO e VOTI PIÙ ALTI ma ho deciso di riproporlo, con la speranza che queste mamme possano capire che i nostri figli non sono i voti che prendono.

C’è una cosa, che però, fa arrabbiare anche me… alcune volte, gli insegnanti, abbassano i voti ai bambini e/o ragazzi con disturbi dell’apprendimento perché usano gli strumenti compensativi.

Il voto deve partire da dieci, come per tutti gli altri!

 

UNA "GRANDE" INSEGNANTE

Scritto da Sonia Coluccelli

” Eccomi, mi chiamo Sonia Coluccelli. termino a giorni il mio 22simo anno di lavoro nella scuola primaria. Una scelta lavorativa maturata in tempi (mai terminati, in realtà) di militanza nel mondo nonviolento, interculturale e di tutela dei diritti e della giustizia.
Sono una maestra perché credo che da qui passi la possibile svolta per comunità più umane, ma anche quella verso altre che lo sono molto meno.
Ho lavorato fino a quattro anni fa in scuole ordinarie scegliendo sempre una didattica attiva e l’osservazione e l’ascolto come strumenti di lavoro.
Da sempre mi occupo anche di formazione dei docenti e di progetti pedagogici a scuola.
Con la maternità otto anni fa (ora ho 4 figli) la svolta di maggior fedeltà ai miei orizzonti di valori si è resa obbligata da tutti i punti di vista: di testa, di cuore e di pancia. Ho abbandonato la scuola del “si è sempre fatto così” in cui non mi riconoscevo come docente e che non ho mai seguito nelle sue pratiche ( a partire dai compiti a casa) e nella quale non riuscivo ad immaginare i miei bambini, e ho scelto di trovare dentro la scuola pubblica alternative per me sensate.
Sono approdata ad una sperimentazione estesa di carattere montessoriano che coinvolge 14 scuole nel nord del Piemonte e che a settembre accoglierà 600 alunni, una sperimentazione che non teme il dialogo tra i principi pedagogici montessoriani ed altre pratiche di scuola attiva.
Di compiti non ne diamo, nella mia scuola, perché l’apprendimento efficace, attraverso i materiali e le esperienze che proponiamo loro, fa la sua parte a scuola.
Alle famiglie, se un po’ scalpitano davanti all’assenza dell’esercizio a casa, chiediamo di completare e dare gambe a quello che i loro bambini imparano a scuola. Che colgano le occasioni quotidiane o quelle eccezionali perché quelle competenze possano essere spese e arricchite: ci sono infinite occasioni per leggere scrivere contare e risolvere problemi, e ci sono mostre, laboratori, musei, luoghi e iniziative per comprendere la vita e i suoi alfabeti, occasioni dove la scuola spesso non arriva e in cui vale la pena la famiglia spenda il suo tempo, non più come maestri surrogati (come dice in modo calzante Maurizio Parodi) ma come educatori intenzionali e genitori che dedicano ai propri figli un tempo nuovo per l’apprendimento.
A questo “compito”, come genitori, forse non siamo educati in questo nostro paese dove siamo tutti bravissimi a fare e pensare “al posto di…” ma fatichiamo un po’ a far bene la nostra parte.
Io sono partita da qui, come mamma prima che come maestra, dal vedere con chiarezza come il patto educativo vero lo si può costruire solo nella complementarietà delle responsabilità. Mi fa sorridere chi sostiene che i genitori contrari ai compiti sono degli sfaticati. Sorriso amaro perché so che ci sono anche quelli; io, quando li incontro, provo a guardarli negli occhi e a dire loro che sostenere la crescita di un bambino quando esce da scuola è compito più grande e più impegnativo della compilazione di una scheda o di qualche frase di analisi logica, ma anche infinitamente più gratificante.
E, da maestra, quando il lunedì i bambini tornano raccontandomi delle esperienze di senso fatte nei giorni appena trascorsi in famiglia penso alla follia di coloro che hanno replicato compiti identici agli esercizi in classe, con l’illusione di rinforzare un apprendimento debole non per mancanza di rinforzi (i compiti) ma per inefficacia del metodo. Ma qui mi fermo perché si aprirebbe un orizzonte troppo ampio per lo spazio di un post “.

Mi piaceVedi altre reazioni

Commenta

TOCCANTE

Questo video, mi ha commossa e, vorrei condividerlo con voi.

Tutti noi non dobbiamo mai smettere di imparare, anche e, soprattutto, chi insegna.

PIANGERE O RIDERE ?

Quante volte ho visto il mio bambino piangere perché non voleva andare a scuola…

La scuola dovrebbe essere un luogo dove gli alunni e gli studenti si recano volentieri, perché sono capiti, accolti e valutati per le loro ” diversità “.

Ogni bambino e/o ragazzo è un “essere speciale ” e come tale andrebbe trattato.

Perché scuola e apprendimento devono per forza significare, fatica, difficoltà e frustrazione ?

Soprattutto per gli alunni e gli studenti con disturbi dell’apprendimento.    IMG_4667

NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI

Quanti e quali sentimenti agitano gli animi la notte prima degli Esami.

Per me sono passati molti anni dal mio Esame di Stato, però, ricordo ancora quel vago senso di ansia, misto a curiosità, mi sembrava di ” sentire come  delle farfalline nello stomaco “.

Un abbraccio forte e un grandissimo in bocca al lupo a tutti i maturandi e, per i maturandi con DSA : ” fatevi valere e non dimenticate quali sono i vostri diritti, anche in sede d’esame “.

VOTI PIÙ ALTI

In riferimento a DEPRESSO , io sono fermamente convinta che, se la scuola avesse redatto e osservato il PDP, Matteo, avrebbe avuto dei voti più alti.

Il problema non sono i voti bassi in se, ma, quello che generano, disagio e sofferenza .

Chi non conosce i disturbi dell’apprendimento, non può immaginare le difficoltà che incontrano e gli sforzi che fanno questi bambini  nel loro percorso scolastico, per ottenere, il più delle volte, risultati scadenti, come nel caso di Matteo.

 

DEPRESSO

Mi scrivono i genitori di Matteo, un bambino che ha terminato la quarta elementare.  Questi genitori, sono  molto arrabbiati, perché Matteo  è depresso a causa dei voti  della sua  pagella…tutti sei.

Matteo  è dislessico e disgrafico.

La mamma ha consegnato la certificazione di suo figlio a inizio novembre ma la scuola non hai mai redatto il PDP.