FACCIAMO UN PO' DI CHIAREZZA…

logoScritto dalla Dott.ssa Martina Cecchi 

Pedagogista specializzata in Didattica per i D.S.A.
Docente con Funzione Strumentale Inclusione alunni/e con B.E.S.

https://martinacecchi.jimdo.com/

Questo articolo, vuole far chiarezza su alcuni aspetti veramente importanti inerenti la normativa e la documentazione, sia scolastica che sanitaria, inerente i bambini con handicap o Disturbi Specifici di Apprendimento (D.S.A.) .
Iniziamo subito a delineare questa importante differenza: i D.S.A. si manifestano in presenza di un funzionamento intellettivo nella norma (il punteggio del Quoziente Intellettivo deve risultare maggiore di 85, escludendo un deficit cognitivo), in assenza di danni neurologici e/o sensoriali, e con adeguate condizioni di istruzione. La diagnosi si effettua mediante precisi test, somministrati al bambino/a da uno psicologo o neuropsichiatra infantile, in collaborazione con un logopedista: deve
escludere tutti gli aspetti prima citati e individuare alcune cadute significativamente sotto la media nelle prestazioni di lettura, scrittura (alla fine della classe 2°) o calcolo (fine classe 3°).Si parla, quindi, di disturbo: non è un handicap ma neppure una semplice difficoltà. Si definisce “disturbo” poiché ha una base neurobiologica ed è resistente al trattamento didattico mirato e/o specialistico (il miglioramento che si ottiene è inferiore a quello che ci si aspetta).
La situazione in stato di handicap (o disabilità, termine che si preferisce utilizzare) è certificata ai sensi dell’art. 3, commi 1 o 3 (che definiscono il livello di gravità) della Legge 104/92: solo in questo caso è prevista l’attribuzione di un docente di sostegno (previa richiesta della famiglia, presentando all’Istituzione scolastica la documentazione rilasciata dall’ASL). L’articolo 12 comma 5 prevede che, dopo l’individuazione dell’alunno/a come persona handicappata e l’acquisizione della documentazione risultante dalla diagnosi funzionale, le docenti curricolari e di sostegno debbano
redigere un Piano Educativo Individualizzato (P.E.I.) con la collaborazione dei genitori dell’alunno/a e gli operatori dell’A.S.L.
Per i bambini con D.S.A., la legge 170 del 2010 “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico” e il successivo D.M. del 2011 “Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento” tutelano il loro diritto allo studio e richiedono alla scuola una riflessione metodologica sulle strategie da mettere in atto per favorire tutti gli studenti, dando spazio al loro vero potenziale in base alle loro peculiarità. La Legge 170 delinea la necessità di adottare misure compensative e dispense, che si propongono di
evitare situazioni di affaticamento e disagio in compiti direttamente coinvolti dal disturbo, senza peraltro ridurre il livello degli obiettivi di apprendimento. Gli interventi pedagogico-didattici messi in atto dalla scuola sono descritti dal Piano Didattico Personalizzato, redatto dai docenti e sottoposto alla famiglia, che si impegna a seguire il figlio/a nel percorso di rinforzo delle abilità carenti; a sostenerlo nell’adozione degli strumenti compensativi (e ciò significa, soprattutto, imparare ad usarli); a controllare che il materiale utile (tabelle, mappe, testi riadattati etc) consegnato dai docenti sia sempre disponibile all’alunno/a, sia a scuola che a casa.
La Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 “Strumenti di intervento per alunni con bisogni  speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica” e la circolare MIUR dell’8 marzo 2013 hanno aperto la strada, anche in Italia, all’adozione del costrutto di B.E.S. (Bisogni Educativi Speciali). All’interno di questa macro categoria confluiscono i Disturbi Specifici dell’Apprendimento, assieme ad una pluralità di specificità: svantaggio socio-economico dello studente, il funzionamento cognitivo limite (con Q.I. compreso tra 70 e 84), disturbo da deficit di Attenzione/Iperattività ed altre situazioni di necessità dell’alunno/a.
Sono diverse, quindi, le disposizioni normative che delineano gli obblighi delle istituzioni scolastiche nei confronti di bambini/e con B.E.S. ma la vera attuazione del Piano Didattico Personalizzato si può avere soltanto se famiglia, scuola ed eventuali operatori specializzati lavoreranno in rete con sinergia.
Per concludere, la normativa definisce e regola cosa compete alle Istituzioni scolastiche (con i suoi vari attori, dai docenti al Dirigente Scolastico) per favorire il percorso scolastico degli alunni/e con B.E.S., ma cosa compete alle famiglie? Riporto ciò che è stato come delineato dall’Associazione Italiana Dislessia nel corso “Dislessia Amica”:
Consegnare la diagnosi in segreteria
• Condividere le linee elaborate dai docenti nel P.D.P.
• Sostenere la motivazione e l’impegno del bambino/a
• Controllare il materiale scolastico richiesto
• Verificare lo svolgimento dei compiti
Incoraggiare l’acquisizione dell’autonomia

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