WHATSAPP

Come  ogni giorno, anche oggi,  devo restare almeno mezz’ora al telefonoPagina diario  per “recuperare” i compiti di mio figlio.

Lui  e’ dislessico, disgrafico e discalculico.

È certificato dalla fine della terza elementare.

La scuola che frequenta attualmente, a dicembre, mi ha consegnato il PDP ( Piano Didattico Personalizzato), che è un “patto” tra scuola e famiglia, in cui sono  elencate le misure compensative e dispensative dello studente e molte altre cose;  queste,  saranno affrontate in un altro momento.

Nel  PDP  di mio figlio c’è scritto, che  gli insegnanti si fanno  carico della gestione del diario, perché   lui (a causa della disgrafia) non riesce a scrivere  tutti i compiti che vengono dettati e assegnati.

Solo alcuni  insegnanti lo fanno, raramente,  quando c’è  una comunicazione importante.

Al  colloquio con i professori, ho chiesto , per favore, di  scrivergli i compiti sul diario o di incaricare a turno un compagno che lo aiuti.

Una professoressa mi ha risposto: “Io non scrivo i compiti, assolutamente no” e mi ha detto   di chiedere  i compiti su WhatsApp al gruppo della classe.

Io sono rimasta   molto stupita, in quanto non mi sembra  un modo giusto.

Mio  figlio fa chiesto i compiti su WhatsApp  ma  nessuno ha risposto.

 

 

 

 

 

 

 

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"NON SONO SCEMA !"

Molti genitori  si vergognano di avere un figlio DSA. Il primo aiuto per questi ragazzi,  che incontrano ostacoli di tutti i tipi nella loro carriera scolastica,  dovrebbe essere la famiglia, invece, in alcuni casi è proprio la famiglia,  la prima a colpevolizzarli invece che offrire aiuto.

Io penso che per molti genitori  sia molto più semplice dire che  il bambino non ha voglia di fare niente, non si impegna, legge male e scrive ancora peggio.

Mi diceva un insegnante,  che aveva riscontrato in una sua alunna parecchie difficoltà nella lettura, aveva convocato  la mamma, consigliandole una valutazione logopedica.

La mamma, non solo non prese in considerazione il consiglio dell’insegnante  ma, si arrabbiò pure, dicendo che sua figlia non era stupida. Se  sua figlia non leggeva bene era perché  in classe, durante le lezioni, c’era troppo rumore  e le maestre non erano in grado di insegnare.

Dare  la colpa al bambino, alla classe o alle insegnanti è, a mio  avviso,  un  modo che ha usato quella mamma per  trovare  una scusa per non andare oltre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SCRIVERE…CHE FATICA!

TESTIMONIANZA DI UN RAGAZZO DISGRAFICO.

( Classe 2ª Media )

“Avevo fatto la verifica di geografia, mi ero impegnato molto, avevo cercato di scrivere il meglio possibile. Mi sembrava di esserci riuscito… Non fu così !

Quando la prof.ssa mi consegnò la verifica, mi disse che scriveva meglio lei con i piedi che io con le mani.”

 

CONCLUSIONI : Come esperta e mamma DSA, mi chiedo…

Com’è  possibile che un ragazzo disgrafico sia rimproverato per il suo modo di scrivere?

Tutti sanno oggi che cos’è la disgrafia e quali difficoltà comporta.

Il ragazzo scrive male, il suo foglio è disordinato e non perché non si impegna o perché lo fa apposta, non ce la fa a scrivere in un altro modo.

Quale ragazzo non desidera avere un quaderno scritto bene e ordinato ?

 

BOTTONI ? Nooo… GRAZIE !

Quando mio figlio era piccolo, era impossibile fargli indossare una camicia, una  polo, un paio di jeans o un giubbotto .
riciclo-creativo-bottoni5 (1)Mio marito ed io eravamo  preoccupati e stupiti di questa sua repulsione per certi tipi di indumenti, ci sembrava strana, non riuscivamo a capire, cosa gli procurasse tanto fastidio.

Era il mese di settembre, c’era il vento. Il nostro bambino aveva circa tre anni, mentre passeggiavamo, tentò di togliersi la giacca di felpa che indossava, con una tale forza, mentre piangeva, che riuscì ad aprirla.

Non voglio i bottoni! ” Esclamò,  piangendo con un pianto inconsolabile.

Questa repulsione verso i bottoni, non riesce a superarla, anche adesso,  che è più grande.

Una volta, ho tentato di fargli misurare un paio di jeans, appena se li è infilati,  ha
cominciato a tremare e sudare freddo. Ho lasciato perdere.

Vestirlo non è certo una cosa da poco, trovare indumenti senza bottoni!

Fortunatamente il  bambino frequenta una scuola dove non si indossa il grembiule.

Ho chiesto a diversi psicologi  quale potrebbe essere la causa di questa paura ma,  neppure loro hanno una risposta certa.

Alcuni dicono che  il bottone potrebbe rievocare un’ esperienza o un ricordo traumatico; altri invece,  affermano che esiste una predisposizione genetica, l’associazione ricordo spiacevole- bottone non c’entra nulla.

Uno psicoterapeuta per curare questa fobia  ha proposto di ipnotizzare il nostro bambino.

Mio marito ed io, non ci pensiamo proprio !

L’idea di fare ipnotizzare nostro figlio non la prendiamo e non la prenderemo mai in considerazione…

La  KOUMPOUNOPHOBIA ( fobia dei bottoni)  colpisce
una persona su  75.000  e può  avere diverse  manifestazioni.

Può essere causa  di un semplice malessere, fastidio, fino a sfociare in  un vero e proprio attacco di panico.

Chi è affetto da questa “strana fobia” lo è già nella prima infanzia, l’evoluzione è incerta, può  nel tempo migliorare, oppure può diventare un vero e proprio incubo!

 

 

 

 

"CARI GENITORI…"

Sono molti anni che studio e faccio esperienza sul campo nel mondo dei disturbi specifici dell’apprendimento e non mi stupisce più nulla. Si dice, si scrive, tutto,  e il contrario di tutto; ma, una cosa mi lascia sempre meravigliata :” Molti genitori si accorgono di avere figli con difficoltà particolari a scuola e nei compiti a casa,  quando ormai frequentano  le scuole medie o addirittura  le superiori…”

Troppo tardi!

Questi ragazzi,  durante il loro percorso scolastico, quasi sempre, sono emarginati e subiscono  prese in giro dai loro coetanei e spesso sono rimproverati dai loro insegnanti.

Vorrei ricordare che, questi studenti, non sono stupidi e pigri,  ma apprendono come i loro pari, anzi, a volte sono persino più intelligenti;  il problema è che imparano in modo diverso. Purtroppo,  se non supportati nel modo giusto dalla famiglia e dalla scuola tutto ciò può avere gravi conseguenze come la perdita dell’autostima, il fallimento scolastico  e di conseguenza l’abbandono della scuola.

Cari genitori,  il ruolo della famiglia per un dsa è fondamentale;  cercate di capirli, di aiutarli, con ogni mezzo che avete a disposizione,  perché da voi dipenderà il loro successo o insuccesso.

LA GITA…NO!

Tutti i bambini non vedono l’ora che arrivi il giorno della tanto attesa ” gita scolastica “.

Per alcuni invece quel giorno può essere un problema…

Per mio figlio è un grosso cruccio, che puntuale,  ogni anno si ripresenta!

Inoltre si vergogna di dire alle insegnanti ed ai compagni  che non vuole andare.

La sera prima della gita di quinta elementare, mi telefonò la sua maestra e disse che dovevo convincerlo, spronarlo a partecipare: “È  impossibile che un bambino non voglia andare in gita“.

Cosa  che invece è possibile.

Io ci avevo già provato nei giorni precedenti a parlargli,  ma lui, proprio non ne voleva sapere di quella gita, finché scoppiò a piangere.

Anche io sarei stata felice se mio figlio avesse voluto partecipare, ma non potevo certo dargli torto.

Provate a mettervi nei panni di un bambino che fatica a compiere i gesti quotidiani che per i suoi coetanei sono azioni scontate: allacciarsi le scarpe, abbottonarsi, svitare ed avvitare il tappo di una bottiglietta dell’ acqua etc etc…

 

Da mamma capivo il suo rifiuto per la gita…La  paura di trovarsi da solo ad affrontare queste difficoltà che purtroppo riempiono la sua vita ogni giorno e che chi non le prova, non può capire,  perchè sembrano gesti talmente scontati da compiere ma, non è affatto così.

 

QUANTO È DIVERTENTE DISEGNARE !

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TESTIMONIANZA DI UN BAMBINO

( CLASSE 4ª ELEMENTARE).

” Ai miei compagni piace disegnare…

Il mio vicino di banco tira fuori le matite colorate, le mette tutte in fila sul banco e poi incomincia…

Io non disegno volentieri, cancello e poi cancello ancora.       A volte faccio i buchi nel foglio.

Non so quali colori scegliere, il blu o il verde, l’arancione o il marrone,  per me sono uguali.

Se guardo una matita colorata verde e  una blu riconosco quella verde da quella blu ma sul foglio di carta, non so perché,  mi sembrano uguali. Tante volte  la maestra mi dice che coloro il cielo verde…

Una  persona che non distingue i colori, io so, che si chiama daltonica,  ma sono sicuro di non esserlo, perché mia mamma mi ha fatto visitare da tanti oculisti e loro dicono che non lo sono.”

 

La mamma riferisce di avere fatto fare anche una valutazione optometrica al bambino.

L’ optometrista e diversi oculisti, non riescono a dare ai genitori del bambino una spiegazione esaustiva.

Disegnare sembra una cosa facile e naturale ma non è così.

Se osserviamo questo disegno vediamo che è molto semplice, poco investito nella coloritura e nella ricchezza dei particolari.

 

CONCLUSIONI:

Il disegno ci fornisce determinate informazioni sullo sviluppo generale del bambino, in quanto è il risultato di diversi fattori e non è semplicemente il frutto di un’ attività spontanea.

 

 

 

 

 

LE LETTERE BALLANO

Scrive mio figlio nel suo racconto:

” Non riesco a leggere, le lettere si muovono, certe volte mi sembrano uguali e sono anche appannate come i miei occhiali. Dopo  un po’ che leggo mi bruciano gli occhi e perdo il segno. Ho provato a anche a mettere il righello sotto le parole ma…niente.

Queste parole rendono l’idea di come vede le lettere e i numeri un bambino dislessico.

La lettura è un atto molto complesso, bisogna riconoscere le lettere, convertire il fonema in grafema. Il bambino non riesce a usufruire di queste competenze in modo automatico e rapido. Tutto ciò è causa di affaticabilità  e caduta dell’attenzione.

Anche la comprensione del testo è deficitaria in quanto non essendo la lettura automatizzata,  il bambino deve usare tutte le sue forze per riuscire a tradurre il segno grafico in un suono, con un grande dispendio di fatica che va a penalizzare il significato di ciò che sta leggendo.

 

HO BISOGNO DI UN FOGLIO GIGANTE!

testo

Questo testo scritto da mio figlio, 12 anni, mostra tratti disgrafici importanti.

La scrittura è irregolare, presenta caratteri ingranditi e lettere atipiche.

Usa lo stampato maiuscolo e ripassa le lettere molte volte.

La pressione esercitata sul foglio è eccessiva, compaiono errori, ripensamenti e cancellature.

La presa della penna è rigida. Il tratto grafico è lento ed impreciso.

Al tavolo assume una postura scorretta.

Mi racconta che spesso a scuola è preso in giro dai compagni per il suo modo di scrivere.

Queste cose non dovrebbero accadere.

 

 

NUMERI, NUMERI, NUMERI

img_3589“Che noia, queste operazioni. Non riesco a capire… Questi numeri sembrano tutti uguali e non so come metterli .

 Come devo fare, mamma ? “.

Da questa pagina, si comprende che  mio figlio non ha appreso le proprietà delle quattro operazioni, che in quinta elementare dovrebbero essere consolidate.

Commette errori nell’incolonnamento e spesso confonde i segni. A volte scrive i numeri in modo speculare.

Il calcolo mentale richiede tempi molto dilatati, che producono affaticamento e causano errori.

Il calcolo non è adeguato, è caratterizzato da un punto di vista strategico dall’uso delle dita. Le tabelline mio figlio  le ha ripetute in tutti i modi,  sotto forma di  filastrocche e canzoncine.  Non  riesce a memorizzarle.