RIFARE


Per un ragazzo discalculico risolvere le espressioni  è molto complicato.IMG_4034
Unespressione aritmetica è formata da numeri, uniti da segni e parentesi…

Bisogna ricordare alcune regole, iniziare a svolgere prima le moltiplicazioni, le divisioni, poi le addizioni e le sottrazioni.

Le parentesi  determinano delle priorità  nei calcoli.

Prima si eseguono le operazioni dentro le parentesi tonde, poi le operazioni dentro le quadre e per ultime le operazioni dentro le graffe.

Anche se il ragazzo dispone di ausili per il calcolo (calcolatrice, tavola delle tabelline e tavola pitagorica ) è molto complesso trascrivere tutti i passaggi delle operazioni senza dimenticare oppure confondere qualche numero o segno e così il risultato è compromesso.

 

 

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INDIGNATA!

Sono molto arrabbiata e indignata.

Una gentile signora, mi scrive su Messenger, in modo sgrammaticato (anche  parolacce che qui non riporterò) la seguente frase : ” I disturbi dell’apprendimento non esistono, sono delle cavolate ( lei aveva usato un termine improprio e volgare ) inventate dalle mamme di bambini ritardati che non si danno una spiegazione e vogliono trovare un motivo.

Disturbi dell’apprendimento = ritardo mentale “.    

Deduco che questa signora, non sappia, che cosa significa ritardo mentale.

Io penso, se una persona non conosce ciò di cui parla, dovrebbe astenersi da qualsiasi commento e giudizio.

Vivo ogni giorno la sofferenza di questi bambini e delle loro famiglie, quante umiliazioni e frustrazioni devono sopportare perché  esistono persone così limitate ed ignoranti.

Purtroppo ancora troppa gente definisce un ragazzo con DSA un ritardato mentale.

 

COMPITI, COMPITI, COMPITI !

Dopo parecchie ore trascorse a scuola, i ragazzi devono impegnare  tutto il pomeriggio, a volte anche la sera,  per riuscire a finire  i compiti.

Il carico di lavoro a casa è eccessivo. Non rimane più tempo per praticare attività fisica, coltivare un hobby o dedicarsi alla famiglia.

La psicologa degli apprendimenti che segue mio figlio sostiene, che il tempo a casa,   dedicato  allo studio, dovrebbe essere all’incirca di  un’ora per la scuola elementare e, di due ore per la scuola media e superiore.

Questa però non è la realtà, le ore passate a fare i  compiti, sono almeno quattro o cinque.

Uno  studente con DSA,  ha bisogno di tempi ancora più lunghi, mio figlio per svolgere un problema di aritmetica ci impiega anche un’ora.

Per lui i compiti sono un grande fastidio perché scrive e legge molto lentamente;

non riesce a mantenere l’attenzione per molto tempo, dopo una decina di minuti comincia a alzarsi dalla sedia, sposta lo sguardo altrove e mette in bocca le penne.

 

ANCH'IO IMPARO!

Come mamma ed esperta in DSA ciò che più mi fa stare male  è sapere che molte persone, associano ancora oggi, nonostante ci siano molti canali di informazione,

i disturbi dell’apprendimento a insufficienti capacità intellettive e cognitive.

Questi bambini apprendono come i loro compagni ma hanno bisogno di  altri modi di   insegnamento.

I bambini con DSA hanno gli stessi diritti dei loro coetanei di imparare.

MONTI, PIANURE, FIUMI E LAGHI

Mio figlio frequenta la scuola media, ha problemi  visuo-spaziali e ha una certificazione per disturbi specifici dell’apprendimento ( dislessia, disgrafia e discalculia ).

Nel suo Piano Didattico Personalizzato ( PDP ) sono elencate le difficoltà  e  le direttive che intendono utilizzare gli insegnanti per contrastarle.

Durante le prove scritte è  fondamentale dare al ragazzo con DSA tempi più lunghi e modificare le modalità di esecuzione.

A mio figlio in una verifica di geografia è stata data una cartina muta da completare.

Un ragazzo con problematiche  di organizzazione spaziale e disgrafico, non riesce a completare una cartina muta, di dimensioni ridotte, e inserire al suo interno i nomi di monti, pianure,  fiumi e laghi.

Voto : 4,5.

 

DUBBIO O CERTEZZA ?

Quando mia figlia aveva sette anni l’ho portata a fare una valutazione cognitiva e degli apprendimenti per accertare un’eventuale presenza di difficoltà nella lettura.

La bambina quando  leggeva,  confondeva suoni simili,  commetteva molti errori e attaccava alcune parole.

Dalla valutazione cognitiva ( è stato utilizzato il test WISH IV ) il quoziente intellettivo globale risultava nella nella norma.

Sono state valutate anche le abilità di scrittura, lettura, comprensione del testo, il sistema numerico ed il calcolo.

I risultati di questa valutazione rientravano in un quadro di  disturbo della compitazione,

( incapacità di scrivere e pronunciare le parole in modo corretto ).

La diagnosi se è fatta da professionisti privati, come nel caso di mia figlia, deve essere approvata dalla struttura di Neuropsichiatria infantile dell’ Asl  di zona per essere valida al fine di potere attivare le misure compensative e dispensative del caso.

 

 

CHE STRESS…

Mio figlio quando è a scuola, su un foglio, sui quaderni o anche sul suo diario fa molti scarabocchi e li ricalca ripetutamente.

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Queste foto  esprimono il suo disagio a scuola.

CHE FATICA ALLACCIARE LE SCARPE

(testimonianza di una mamma di un ragazzo di 1ª media )

” Mio figlio ha problemi di coordinazione motoria. Ha difficoltà a compiere alcuni movimenti che sono usati nella vita quotidiana, come svestirsi, allacciarsi le scarpe, afferrare oggetti di piccole dimensioni e assemblare puzzle.

Mi sono accorta di queste sue difficoltà quando frequentava la scuola dell’infanzia.

Mio marito ed io ne abbiamo parlato con il nostro pediatra e lui ci ha consigliato  una visita dal neuropsichiatra infantile.

Lo specialista  è  stato molto esaustivo, ci ha spiegato  che la diagnosi di DCM può essere fatta solamente se non esiste una condizione medica; è  un disturbo che può avere diverse cause, come l’ipossia, il parto pretermine o basso peso alla nascita; nostro figlio però non rientra in nessuno di questi casi.

Il neuropsichiatra ci aveva informati  che agire tempestivamente con un intervento di riabilitazione neuro- motoria era di fondamentale importanza per fare in modo che nostro figlio potesse condurre una vita il più normale possibile come i suoi coetanei e ci aveva informati che il DCM avrebbe potuto rendere difficile  gli apprendimenti in ambito scolastico.

Il bambino ha subito incominciato un percorso riabilitativo  con una  terapista della neuro- psicomotricità dell’età evolutiva che è durato tre anni.

Si è lavorato per fare acquisire al bambino una maggiore consapevolezza del proprio corpo, sulla motricità fine, sulla coordinazione oculo-manuale e sui prerequisiti della letto-scrittura.

Nel corso degli anni è migliorato parecchio ma questi problemi non sempre regrediscono nella crescita soprattutto senza un intervento riabilitativo mirato…Anzi alcune volte si accentuano.

Ogni bambino costituisce un mondo a sé, ciò che vale per uno non vale per un’altro.

Quando  il mio bambino frequentava  la 3a elementare è stato necessario fare una valutazione logopedica perché  faticava  a leggere e non comprendeva il testo.

Le prestazioni di mio figlio  sono migliorate negli anni ma ancora oggi che frequenta la 1ª media non sempre riesce a vestirsi da solo e allacciarsi le scarpe.

 

 

 

 

 

 

 

TOTAL ENGLISH

1280px-flag_of_the_united_kingdom-svgImparare una lingua straniera, non è semplice…Figuriamoci per  bambini  e ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento.

L’Inglese è la lingua straniera più insegnata a scuola. È una lingua non “trasparente”: c’è una bassissima   corrispondenza tra fonema e grafema . Alcune parole come per esempio: ” When, who, why, sembrano avere quasi lo stesso suono. Anche  la  grammatica, la sintassi e il lessico costituiscono un problema.

Tutto questo, non deve però scoraggiare il ragazzo con DSA che con l’ utilizzo di strategie efficaci e strumenti specifici (che affronterò in un altro articolo)  può apprendere questa lingua.

 

 

 

 

 

MI VERGOGNO

(Testimonianza di un ragazzo di 1ª  Media)IMG_3914

” In  4ª elementare facevo tanta fatica a scrivere i numeri nei quadretti, non riuscivo proprio a metterli  lì dentro.

I numeri erano storti  e ne usciva sempre un pezzo.

E poi… Metterli in colonna  per fare le operazioni era un’impresa!

Quando dovevo scrivere riporti e prestiti , i numeri rimanevano tutti appiccicati, non capivo più niente e finiva che strappavo il foglio.

La  psicomotricista che mi seguiva provò a farmi usare  delle tabelle divise in caselle (in questo modo era più semplice  incolonnare perché  ogni cifra aveva un suo posto).

Alla fine della 4ª elementare, viste  le mie difficoltà a fare i conti, potevo usare la calcolatrice ma mi vergognavo e a scuola non la toglievo neppure dallo zaino”.