VERSO LA PRIMA GRANDE GUERRA

Nel 1914 in Europa scoppia un conflitto che diventa mondiale.

Fu la prima guerra di massa, fu  combattuta da milioni di soldati e coinvolse l’intera società civile.

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IL NOME

IL NOME può essere :

COMUNE O PROPRIO

di                             PERSONA, ANIMALE, COSA

di genere                  MASCHILE O FEMMINILE

di numero                 SINGOLARE O PLURALE

CONCRETO O ASTRATTO (idee, sentimenti, stati d’animo)

COLLETTIVO es. cucciolata

(il nome singolare indica più elementi della stessa                                                         specie)

PRIMITIVO   es. cane  DERIVATO →  canile 

(deriva dal primitivo)

ALTERATO :  (deriva dal primitivo e ne indica una                                                                                   qualità)

diminutivo       →  piccolo →  cagnolino

                                          vezzeggiativo  →  carino  →   cagnetto

                                           accrescitivo     →  grande →    cagnone

                                          dispregiativo    →  brutto  →     cagnaccio

COMPOSTO   è formato da 2 parole unite es. accalappiacani

Rispetto al genere può essere:

  • MOBILE  es. bambino-bambina, attore-attrice (cambia secondo il genere)

(cambia la desinenza secondo il genere)

  • INDIPENDENTE es. fratello-sorella, papà-mamma

(cambia completamente secondo il genere)

  • di GENERE COMUNE es. un musicista-una musicista, un atleta-un’atleta

uguale in entrambi i generi)

  • PROMISCUO es. la tigre maschio-la tigre femmina

la tartaruga maschio-la tartaruga femmina

(ha un solo genere)

Rispetto al NUMERO (sing./plu.) può essere:

  • VARIABILE es. alunno-alunni, dio-dei, valigia-valigie, chirurgo-chirurghi

(generalmente cambia solo la desinenza)

  •   INVARIABILE es. auto, caffè, re, computer

(non cambia)

  • DIFETTIVO es. latte, pepe, sangue, occhiali, ferie, nozze

(manca del singolare oppure del plurale)

  • SOVRABBONDANTE es. i gridi-le grida, il ginocchio-le ginocchia,

l’orecchio-l’orecchia, i muri-le mura

(ha più di una forma al singolare e/o al plurale).

LA DISLESSIA E’…

La Dislessia

Walt Disney, Albert Einstein, Pablo Picasso, Leonardo Da Vinci, Agatha Christie, Tom Cruise, Orlando Bloom, John Lennon, Muhammad Ali, Milton Erickson: non li accomuna solo il grande successo ma anche la dislessia!

La Dislessia è Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) che riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente. La dislessia non è causata né da un deficit di intelligenza né da problemi psicologici, deficit sensoriali o neurologici. Il bambino dislessico legge e scrive, ma riesce impegnando al massimo le sue capacità e le sue energie, poiché non può farlo in maniera automatica. Perciò si stanca rapidamente, commette errori, rimane indietro, non impara. Tuttavia questi bambini sono intelligenti e vivaci, la grande difficoltà e il notevole impegno cognitivo è dovuto alla difficoltà di rendere automatici i processi di lettura e di scrittura.

Tutto questo non deve affatto scoraggiare: dopo un’attenta indagine che metta in luce i punti di forza e quelli di debolezza del bambino sarà possibile aiutarlo con l’ausilio di strumenti che valorizzeranno il suo

potenziale e compenseranno il suo disturbo.

I cosiddetti strumenti compensativi permettono, infatti, di compensare la debolezza funzionale derivante dal disturbo, proprio come un paio di occhiali è in grado di compensare le difficoltà visive. Tali strumenti danno l’opportunità di raggiungere gli obiettivi scolastici in autonomia, favoriscono la sicurezza in se stessi e il desiderio di cimentarsi in un’attività senza il timore di sperimentare un’altra frustrazione.

Perdendo la paura di commettere errori, lo studente sarà in grado di lavorare da solo, di acquisire o riconquistare l’autostima e la motivazione e, soprattutto, il diritto di apprendere e imparare come ogni altro!

Dott.ssa Sara Rizza, psicologa , Roma.

info@psicologasararizza.it

fb @Dott.ssaRizza.Psicologa

LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE IL VASO

Questa verifica d’italiano è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

A metà anno scolastico, precisamente nel mese di gennaio , ho ritirato mio figlio da scuola in terza media. Nonostante tutti mi abbiano detto di tutto, che non si deve ritirare un ragazzo in terza media, invece se non ce la fai più e, lo fai soprattutto perchè degli insegnanti incompetetenti non abbiano modo di fare altri danni devastanti.

Non si può continuare a essere presi in giro e trattati male solamente perchè hai una certificazione.

E’ arrivato il momento di dire BASTA!

Quasi tutti i ragazzi certificati sono “dimenticati” nel banco…e come non bastasse la scuola ostacola e umilia questi ragazzi e le famiglie che con tanto amore ed impegno li seguono in questo calvario che si chiama scuola.

Torniamo a questa verifica d’italiano, mio figlio , disgrafico, ci ha messo molto impegno, avete idea idea che cosa significa per un disgrafico scrivere 5 facciate protocollo? Quanta fatica ci deve mettere?

Oltretutto ha anche scritto bene, in modo ordinato ed il tema è pertinente e senza errori grammaticali.

La prof., invece di apprezzare l’impegno e infondergli un pò di autostima che cosa fa? Valuta il tema insufficiente e critica l’inchiostro della penna scrivendo che non le era mai capitato l’uso di una stilografica così, che è stato difficile leggere quello che c’era scritto e che l’uso di questa penna ha contribuito all’insufficienza.

Se questa prof. fosse meno ignorante, saprebbe che mio figlio, essendo disgrafico scrive le parole molto vicine e l’inchiostro non c’entra nulla.

 

QUANTA CATTIVERIA

Più di una volta, alcuni insegnanti, hanno detto a mio figlio, che frequenta la 3 ª media, davanti ai suoi compagni : “ Tu sei certificato”,  per  metterlo a disagio e devo dire che ci sono riusciti. Forse un insegnante  può anche dirlo  alla classe ma c’è modo e modo di dire le cose, magari spiegando che cos’ è e perché c’è  una certificazione e non detto così con disprezzo,, come per dire tanto  tu sei un deficiente.

Non è giusto che i ragazzi debbano essere tormentati e umiliati da alcuni insegnanti.